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Quota stazione 1600 m; data rilievi 10 marzo 1977; cielo sempre sereno e con assenza di vento; temperatura aria (TE) misurata a 1.30 m dalla superficie; manto in fusione con neve molto bagnata tra 0 e 70 cm; ampia radura in fustaia adulta rada di abete rosso e pino cembro; cotico erboso a graminacee di media taglia (15 - 20 cm) non pascolato (rilevatori E. Gregori e A. Ianeselli).

Dall'analisi e dal confronto dei tre profili si ricavano alcune conferme pratiche:
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1.
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L'effetto del freddo notturno dell'aria si fa sentire solo nei primi 20 - 30 cm della neve (rilievo delle ore 8.30), ma bastano poche ore (rilievo 13.30) per eliminare il raffreddamento.
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2.
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Il flusso geotermico tende, già a metà inverno, a creare un profilo isotermico di 0°C in tutto il manto; solo in superficie le escursioni termiche tra giorno e notte potranno generare gradienti ma, data la breve durata, l'unico effetto sarà il congelamento dell'acqua libera con formazione di una crosta di ghiaccio più o meno portante e duratura.
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3.
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La resistenza di uno strato, in pratica la coesione, oltre che dalla forma dei cristalli dipende dalla temperatura che controlla la consistenza dei legami tra i cristalli: dal confronto si vede come, in seguito al riscaldamento che ha fuso i ponti di ghiaccio createsi durante il freddo notturno,
la resistenza dei 30 cm superiori sia diminuita in modo rapido e notevole con conseguente aumento del pericolo di distacco valanghe. Il fenomeno è molto rapido e deve essere sempre tenuto in considerazione nella valutazione della sicurezza di un versante, specie nella scelta del percorso, ricordando che la temperatura varia non solo durante le 24 ore, ma anche con quota, esposizione ed altri fattori ambientali.
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