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Cosa succede, a parità di gradiente, se i 10 cm superficiali, invece che di neve fresca, sono di neve compatta pesante, distinguendo due casi: i 400 kg/mc della neve vecchia o di un recente lastrone da vento e gli 800 kg/mc di un deposito da valanga.
Va ricordato che con -5°C nella neve non ci può essere acqua liquida, cosa possibile solo a 0°C e in uno strato che sta assorbendo calore da quelli circostanti;
di qui la necessità di avere termometri sensibili dai quali si possa apprezzare almeno il decimo di grado, perché un conto è una temperatura di -0,01°C, ben altro effetto è quello con +0,01°C; di norma non si usa il segno + per i valori positivi della temperatura, ma in questo caso si è voluto evidenziare la differenza.
Per i 400 kg/mc gli altri valori da inserire nella formula sono: peso = 40 kg; CCT = 0,4; calore specifo = 0,35. Dal calcolo troviamo Q = 60 Kcal ed un raffreddamento teorico di 4,286°C in un'ora.
Per 800 kg/mc abbiamo peso = 80 kg; CCT = 1,25; calore specifico = 0,47. Con tali valori Q = 187,50 Kcal, da cui un raffreddamento di 4,987°C in un'ora.
Se confrontiamo i valori di Q ottenuti alle diverse densità, fermi restando spessore e gradiente, vediamo che il flusso aumenta con l'aumentare del peso della neve passando dalle circa 38 Kcal dei 10 cm di neve fresca leggera, alle 60 Kcal di un deposito di neve soffiata, alle oltre 180 Kcal della neve molto pesante.
Queste differenze, oltre al diverso potere di isolamento, evidenziano l'importanza di saper riconoscere tutte le variazioni di densità presenti all'interno del manto nevoso in quanto, dalla successione e posizione dei diversi strati nel profilo, dipende la possibile evoluzione dei cristalli e quindi anche la stabilità del manto stesso.
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